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Gole del Raganello Civita Parco Pollino

Scorci di straordinaria bellezza

ATTIVITA' NON PRATICABILE
E' possibile solo seguire il corso del torrente Raganello dal Ponte del Diavolo in direzione del mare.

Testo e foto: Flavia D'Agostino
Le Gole del Raganello regalano uno scenario tra i più belli del Parco Nazionale del Pollino. Hanno inizio a quota 750 mt., nei pressi della sorgente Lamia e terminano dopo aver percorso 13 km nelle vicinanze del Ponte del Diavolo. Esse rappresentano di sicuro una delle emergenze ambientali più degne di essere visitate, si sviluppano tra montagne che sembrano mettere in atto giochi di equilibrio tra colori immutabili o varianti secondo la tavolozza che madre natura mantiene integra in questo angolo di Calabria.

L'ambiente offre uno scenario bellissimo, specie nella parte bassa dove si osserva sia l'azione corrosiva delle acque, che ha inciso stupendi capolavori nella pietra, sia l'azione erosiva che ha creato strapiombi e verticalità.
Numerosi sono gli ostacoli da superare, macigni di pietra scivolosi incastrati fra le acque gelide cascatelle e piccoli laghetti, piccole pareti da scavalcare e passaggi più larghi si alternano strettoie quasi buie, rischiarate da una sottile lama di luce, che penetra dall'alto, mentre di tanto in tanto grossi massi incastrati e tronchi d'albero movimentano lo scenario,creando degli scorci di orrida bellezza.

Le Gole anche se poco accessibili, sono state sempre frequentate dagli uomini anche quelli poco onesti (banditi, ladri, briganti, malfattori) che soprattutto nel secolo scorso ne hanno fatto la loro dimora prediletta. A testimonianza di ciò alcuni toponimi che sono ancora in uso (grotta dei Briganti, grotta di Marsilia) e numerose sono le leggende che vengono ancora oggi narrate dagli anziani del luogo.
I pastori inoltre svernavano nei versanti esposti a sud,le rocce nei pressi del ponte d'Ilice secondo le leggende degli anziani sono state frequentate da greggi che trascorrevano l'inverno in piccole e confortevoli grotte, i pastori inoltre costruivano raccoglitori d'acqua e sentieri strapiombanti, utilizzando rami che fungevano da ponti per raggiungere i terrazzi erbosi.

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