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Civita borgo Parco Nazionale del Pollino | Calabria

Nel cuore del Parco del Pollino, tra montagne e mare

Testo e foto: Flavia D'Agostino
Nel cuore del Parco del Pollino "il paese tra le rocce" così definito per le immense montagne verdi che circondano la sua vallata, è uno scrigno che custodisce le antiche tradizioni del popolo arbëresh.
Diversi eventi hanno segnato la storia di questo popolo, ai continui invasori e dominatori, il popolo che abitava l'Albania ha sempre saputo rispondere con la dignità, il valore e l'orgoglio di appartenere ad una stirpe fedele ai valori dell'onore e del coraggio.
Nato intorno al 1480, lungo l'antico itinerario già percorso dal popolo dei Sibariti verso il Pollino, nei pressi del Castrum Sancti Salvatoris, esso ci offre un paesaggio mozzafiato, la vegetazione unica, con piante centenarie che potrebbero raccontare chissà quali preziose testimonianze delle bellezze della natura e del tempo che scorre lento stretto tra le rocce.

Principali attrattive architettoniche di Civita

Il Ponte del Diavolo

Una delle principali attrattive di Civita e simbolo del Parco Nazionale del Pollino, meta ogni anno di migliaia di turisti. Il Ponte del Diavolo ad un'unica arcata a dorso d'asino a quota 260 m. sl.m sul Raganello, costituisce un'ardita opera di ingegneria e un ottimo posto di osservazione.
Le sue origini si perdono nella notte dei tempi con certezza è presente nel territorio di Civita dal Medioevo ma alcuni studiosi ipotizzano una costruzione ancora più antica, a causa del punto impervio in cui sorge, e degli scarsi mezzi di cui si disponeva un tempo, alla fantasia popolare dovette apparire impossibile che a costruirlo fosse stato l'uomo per cui se ne attribuì la sua realizzazione al diavolo ed in effetti era pratica diffusa nell'antichità attribuire allo stesso l'edificazione delle cosiddette opere impossibili.

La leggenda narra che sarebbe stato un proprietario terriero a chiedere al diavolo di edificare un ponte sul torrente, in cambio dell'anima del primo essere umano che avesse attraversato il ponte. Il diavolo accettò e in una notte di temporale edificò il ponte che il mattino seguente si ergeva in tutta la sua maestosità dei suoi 36 metri.
A quel punto il diavolo si appostò in attesa del primo malcapitato che attraversasse il ponte, ma l'uomo astuto fece attraversare il ponte ad una pecora quando il diavolo si rese conto maledisse il ponte e cercò di distruggerlo, ma non vi riuscì in quanto l'aveva costruito troppo bene, fra le risa dell'uomo il diavolo precipitò nel torrente lasciando dietro di se una nuvola di fumo grigio.

Il ponte crollò la sera del 28 marzo 1998 mentre imperversava un violento temporale proprio come le notte in cui fu edificato. Dal 25 gennaio 2005 è tornato a risplendere in tutta la sua maestosità.
Di recente è stata rinvenuta documentazione che attesta che il ponte sarebbe stato costruito o ricostruito intorno al 1840, da un consorzio di comuni per permettere di attraversare la voragine del Raganello.

I comignoli

Il viaggiatore che visita Civita, la prima cosa che nota è la presenza sui tetti delle case di comignoli particolari, che hanno qualcosa che va oltre la loro semplice funzionalità pratica. La loro storia e i loro significati che si uniscono alla cultura popolare del luogo lo rendono una perla rara nell'incantevole scenario del Parco del Pollino.

Segno di originali forme di ingegneria e di arte espressiva ed allegorica, mista di allegria e sobrietà, ecco perché considerati un'attrattiva per il paese, fatte di raffinatezze e particolarità in quanto trasformazione di un oggetto elementare e comune in un oggetto d'arte da ammirare e restare, affascinati per le tradizioni artistiche che ci narrano. Il valore aggiunto attribuito ai comignoli consiste nel racconto dell'intimità domestica di ogni singola casa, divenendo essi stessi simboli dello status sociale familiare, si osservano così comignoli più elaborati e decorati posti sulle abitazioni appartenenti a famiglie nobili, altri più semplici sia nella forma che nella funzionalità per i contadini, altri arricchiti di forme apotropaiche per chi viveva più di simbologia e ritualità.

I comignoli sono creature di pietra nate tra l'800 e 900 e stando ad alcune fonti orali addirittura al XVI secolo, ma esistono di più antichi che risalgono al 700. Per capire lo sviluppo di questi comignoli che un tempo assolvevano alle odierne caldaie a metano, e a cui si volle dare una veste ornamentale, bisogna risalire alle fonti storiche.

Le casette antropomorfe

Aggirandoci per le stradine di questo meraviglioso borgo, notiamo delle tipiche casette dalla struttura antropomorfa. Le sette abitazioni si distinguono dalle altre per la curiosa morfologia che ripropone i tratti di un volto umano, riflesso della distribuzione degli spazi all'interno della casa.

Le case del centro storico sono costruite tutte in pietra. Fonti storiche attestano che le stesse costruite dai primi albanesi erano di paglia e venivano bruciate in primavera per non pagare il focatico, in seguito essendo stato loro proibito di edificare in muratura, usavano intrecciare rami secchi e impastarli con l'argilla all'uso macedone, queste erano chiamate "Kallazine", solo in un secondo momento furono edificate le prime case in pietra.
Le abitazioni arbëreshe, sono composte da due piani: il primo costituito da uno o più ambienti ha l'accesso principale a diretto contatto con l'asse viario a piano terra. La sua ampiezza corrisponde quasi sempre all'intera superficie della casa, generalmente coperto da un solaio ligneo sostenuto da muri perimetrali in pietra, questi vani prendono luce dalla porta d'accesso a piano terra o da piccole finestre poste nella parte più estrema dell'ambiente, dove si trovano i vani usati come magazzini o dispense.

La novità delle abitazioni albanesi è la presenza di un grande camino "vatra" costituito da una grande cappa con forno pensile. Sotto la cucina generalmente c'era un basso detto "Katoqi vikirr" adibito a seconda cucina rustica. Alla zona notte solitamente posta al piano superiore vi si accede internamente attraverso una scala di legno, mentre l'uso di scale esterne caratteristica delle abitazioni arbëreshe è un elemento comune sia nell'architettura minore che negli edifici più importanti e risale al XI secolo, la caratteristica è la presenza del ballatoio "lloxhë" posto al primo piano risalente al XIII secolo, sotto quest'ultimo si trova un locale per polli e maiali "furriqi".

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