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Civita - Il Parco del Pollino e Le Gole del Raganello


La Valle del Raganello rappresenta una delle più famose grandiosità geologiche del parco.
Caotici massi, pareti levigate alte fino 700 metri, forme di erosione di qualsiasi tipo, scivoli, spumeggianti cascatelle: questo è lo spettacolo ciclopico offerto dal canyon del Raganello. Uno spettacolo di cui si può prendere tranquillamente visione almeno nel primo tratto.
Il canyon del Raganello viene distinto dagli esperti in due parti:
  • Gole alte del Raganello o Gole di Barile: si dipartono dalla Sorgente della Lamia fino a raggiungere la cosiddetta Scala di Barile, nei pressi dell'abitato di San Lorenzo Bellizzi, in un percorso di circa 9 km. La conformazione del torrente è molto accidentata, ma di grande interesse naturalistico ed escursionistico. Il canyon è costituito da due imponenti pareti rocciose: la Timpa di Porace-Cassano e la Timpa di San Lorenzo (1652 m). Esse sovrastano il torrente per un'altezza di circa 600-700 metri.
    Il percorso è costituito da rocce multicolori, levigate per secoli dalle acque che scorrono lungo questo corso. Gli escursionisti possono percorrere il canyon, con l'ausilio di semplici dispositivi di autoassicurazione (caschi rigidi, corde, moschettoni), riuscendo a contemplare scenari di ispirazione dantesca: il Grande Diedro, il Masso delle Rudiste, la Sorgente degli Equiseti, l'Anfiteatro del Diavolo.
  • Gole basse del Raganello: si dipartono dalla zona Pietraponte, dove si erge il Ponte omonimo, un singolare macigno incastonato tra le pareti, fino a raggiungere la zona sottostante lo spettacolare Ponte del Diavolo, nei pressi di Civita, in un percorso di circa 8 km. Gli accorgimenti per gli escursionisti e per chiunque abbia il piacere di contemplare questi incantevoli paradisi del torrentismo sono i medesimi. Il percorso è simile per conformazione a quello superiore, ma più difficoltoso da percorrere, data la maggiore quantità d'acqua del bacino e la presenza di punti maggiormente scoscesi e accidentati: la Forra d'Ilice, la Conca degli Oleandri, la Tetra Fenditura, la Frana Ciclopica.

Il Parco Nazionale del Pollino

Il Parco nazionale del Pollino, posto a cavallo tra Basilicata e Calabria, con oltre 182.000 ettari è il parco naturale più grande d'Italia.
Un immenso patrimonio naturale che non ha eguali, dove spuntano vette altissime ed imponenti: Serra Dolcedorme (2267 m), Monte Pollino (2248 m), Serra del Prete (2181 m), Serra delle Ciavole (2127 m) e Serra di Crispo (2053 m) imbiancate per buona parte dell'anno, tanto da meritarsi l'appellativo di "i monti del dio Apollo".
A est e a ovest l'orizzonte incontra il mare: da una parte lo Ionio, dall'altra il Tirreno.
Paesaggi unici, natura selvaggia e incontaminata, atmosfera avvolgete e sentieri meravigliosi fanno del Parco del Pollino un vero e proprio paradiso terrestre.
Passeggiate interminabili, possibilità di osservare animali e rapaci, gustare prodotti genuini, escursioni in mountain bike a cavallo e in canoa, oltre ad emozionanti discese in rafting, si offrono al turista durante il suo soggiorno.

La Fauna del Parco

Dal punto di vista faunistico l'area del Pollino è fra le più rilevanti d'Italia. Oltre alla varietà di ambienti (da quelli strettamente mediterranei a quelli alto montani) la posizione geografica consente una elevata ricchezza di specie e di peculiarità zoologiche, in quanto favorisce lo scambio di elementi faunistici con il resto dell'Appennino.
Tra le cime dolomitiche, sui costoni e le balconate volteggia imperiosa l'aquila reale, con una apertura alare che supera i 2 metri. Le zone coperte di boschi di faggio, di castagno e di cerro sono popolate da diverse specie di animali alcuni delle quali in via di estinzione: il lupo appenninico, il capriolo autoctono di Orsomarso, la lontra, lo scoiattolo, la lepre, il tasso, l'istrice, il cinghiale, il capovaccaio (avvoltoio), il picchio nero , il falco pellegrino, il gufo reale e il corvo imperiale.
Altri animali presenti nel parco: il gatto selvatico, il grifone, la puzzola, la Melanargia arge, la testuggine palustre, la rosalia alpina, la salamandrina dagli occhiali.

La Flora del Parco

La flora si distingue per la grande ricchezza delle specie presenti, che testimoniano la varietà e la vastità del territorio e le diverse condizioni climatiche che lo influenzano.
Alcune specie endemiche, e la presenza di rare associazioni vegetali, rendono l'area del Parco unica in tutto il mediterraneo.
Nelle aree di maggiore altitudine vegeta una rarità, il pino loricato (simbolo del parco) albero alto e imponente, originario della penisola balcanica che qui trovò, durante le ultime glaciazioni, terreno ospitale.
Sulle pendici delle montagne si estendono immense, fitte, impenetrabili foreste di faggi, di lecci, di aceri, di castagni, di cerri, coperte di muschio e tappezzate di funghi e di erbe aromatiche.
Gli spazi aperti, infine, si riempiono di altra natura, più semplice, con un paesaggio che si adagia sui campi ancora coltivati a grano, si copre di piante, di querce, di peri selvatici di agrifogli, di biancospini, di ginestre, di fiori, di genziane, di viole, di papaveri, di peonie, di dafne, di orchidee, di ciclamini, di campanule.